Vai al contenuto

Il Lane

Aspettando Mattia

Il figlio di Aladino è tornato a casa. Ma dopo quattro presenze e 244 minuti, il vero Valoti non si è ancora visto. Come inserirlo senza far perdere al Lane i suoi equilibri?

Stefano Pietrobelli 5 min 03/10/2026

«Aspettare è ancora un’occupazione. È non aspettar niente che è terribile.»
— Cesare Pavese

Attendere. È questo il verbo che, più di ogni altro, ha caratterizzato finora il rapporto tra Mattia Valoti e il popolo biancorosso.

D’altronde, quella tra il classe ’93, figlio d’arte, e il Lane è una storia che sembra rincorrersi da sempre. A partire proprio dal 6 settembre 1993, quando la carriera di papà Aladino — al suo terzo e ultimo anno in biancorosso — porta Mattia a vedere la luce a Vicenza, all’ospedale San Bortolo, nel cuore della città berica.

Trentatré anni dopo, eccoci qui. A celebrare un’unione che, oltre a essere impressa sulla carta d’identità, è ora certificata da un cognome e da un numero 10 termosaldati su una maglia a strisce biancorosse.

Se però per rendere reale un legame bastasse incontrarsi, in qualsiasi luogo e momento, l’attesa sarebbe durata molto meno. Perché Valoti e il Vicenza, anche quando la maglia era di altri colori, si sono incrociati più volte. La prima risale al 2 marzo 2014, quando il giovane centrocampista tornò in città da calciatore professionista con l’AlbinoLeffe. Al Menti finì con un rocambolesco 3-2 per la squadra di Giovanni Lopez: Mustacchio, Maritato e Cinelli resero vana proprio la rete del momentaneo 1-2 firmata dal figlio di Aladino. Quasi il contrario del più classico gol dell’ex.

Negli anni successivi le strade di questi due promessi sposi si sono incontrate altre sette volte, senza riuscire mai a congiungersi davvero. Tra quei precedenti è impossibile non ricordare la ferita, mai del tutto rimarginata, del 1° maggio 2017.

Al Bentegodi, contro il Verona di Fabio Pecchia, Valoti entrò al 58’ e assistette dal campo alla rimonta degli scaligeri. Prima il pareggio di Bessa, poi, in pieno recupero, il destro al volo di Rômulo. Chi, tra gli innamorati del Lane, non capì in quell’istante che era tutto finito? Il Verona vide la Serie A avvicinarsi; il Vicenza, al contrario, riconobbe ormai distintamente la sagoma di quella retrocessione che sarebbe diventata matematica poche settimane più tardi.

Poco più di nove anni dopo, nell’estate del 2026, arrivò finalmente il momento di interrompere il corteggiamento. Una cena tra il trequartista, Fabio Gallo e Giorgio Zamuner pose le basi di quello che il direttore sportivo avrebbe definito prima un “fidanzamento” e che, alla fine di luglio, sarebbe diventato un matrimonio.

Quasi due mesi dalla cena alla firma: che sarà mai? Un’inezia rispetto a quel lontano 6 settembre. Un’insostenibile prova emotiva, invece, per chi aveva capito che la lunga attesa stava davvero per finire. Restava soltanto da avere ancora un po’ di pazienza, prima di vedere questo figlio di Vicenza tornare, per la prima volta, a casa.

È figlia di tutto questo — e di molto altro che, quando si parla di calcio, non si riesce mai a raccontare fino in fondo — l’impazienza con cui il popolo biancorosso sta aspettando Mattia e quel talento ammirato per anni soltanto da lontano.

Dentro questa attesa c’è la felicità di vedere finalmente in biancorosso un figlio della città: vicentino per nascita e per quella geografia del destino che non consentirà mai di separare il suo nome da quello della città del Palladio. C’è l’emozione di potersi riconoscere in uno di quei giocatori osservati per anni con le maglie degli avversari, pensando almeno una volta, con una punta d’invidia: “Figurati se uno così verrà mai a Vicenza”.

E poi c’è il campo. C’è una salvezza da conquistare a ogni costo e c’è quello spettro che nessuno ha ancora voglia di chiamare per nome: la retrocessione. Un obiettivo e una paura che sembrano, rispettivamente, più vicini e più lontani se Mattia gioca e riesce a “fare il Mattia”.

Sono trascorse cinque giornate di campionato, prima di questa pausa già interminabile. Valoti ne ha disputate quattro, tre da titolare, per un totale di 244 minuti. Ancora troppo pochi per emettere un giudizio credibile sul contributo di chiunque, in positivo come in negativo. A maggior ragione se ti chiami Mattia Valoti e alle spalle hai una città che sembra aspettarti da una vita intera.

Allo stesso tempo, però, in quei 244 minuti non si è ancora visto il Mattia che molti immaginavano di riconoscere fin dal primo pallone. Non necessariamente il giocatore chiamato a decidere da solo ogni partita, ma quello capace di alterarne il ritmo, occupare gli spazi giusti e far percepire agli avversari la presenza di un calciatore di categoria superiore.

Il calcio, del resto, sa essere romantico e spietato nello stesso momento. Ogni carriera, ogni partita e ogni scelta professionale può essere ricordata, dimenticata, amata, detestata sportivamente o accolta nella più assoluta indifferenza. E anche dopo avere aspettato qualcuno così a lungo può bastare un attimo per domandarsi se l’incontro sia avvenuto nel momento sbagliato; se ciò che avevamo immaginato corrisponda davvero a ciò che abbiamo trovato.

Ma sarebbe affrettato — e probabilmente ingiusto — trasformare una domanda in una risposta definitiva.

Oggi stiamo ancora aspettando Mattia, il figlio di Aladino. Lo aspettiamo perché il prologo di questa storia è troppo lungo e troppo bello per non concederci il diritto di immaginare un lieto fine. La domanda, semmai, è un’altra: mentre aspetta che Valoti torni a “fare il Valoti”, il Vicenza può permettersi di affidare a lui la ricerca dei propri equilibri oppure deve cominciare a costruirli anche altrove?

È qui che la storia romantica lascia spazio al calcio. Ed è qui che comincia davvero il nostro dubbio.

Caporedattore · Economia, interviste e progetto digitale

Stefano Pietrobelli

Co-fondatore e voce di Linea Lane, considera il Vicenza una cosa pubblica: una squadra, ma anche una città, una comunità e un modo di riconoscersi. Per Linea Lane Mag cura interviste, temi economici e sviluppo del sito, cercando le storie che iniziano dove finisce il tabellino.