Il calcio sta per cambiare ancora. La Canadian Premier League sta sperimentando una nuova interpretazione del fuorigioco, sviluppata dalla FIFA in collaborazione con l’IFAB (International Football Association Board) e sostenuta da Arsène Wenger, ex allenatore dell’Arsenal e ora Chief of Global Football Development della FIFA. Si tratta del primo campionato professionistico al mondo a testare tale versione della regola.
La novità è stata ribattezzata “Daylight Offside” ed è molto semplice: affinché un attaccante possa essere considerato in fuorigioco, esso dovrebbe essere completamente oltre il penultimo difendente. Se qualsiasi parte del corpo utilizzabile per segnare risulta sulla stessa linea del difensore, allora l’attaccante sarebbe in posizione regolare. In sostanza, per confermare la punibilità deve esserci una vera e propria “luce” tra attaccante e difensore. Oggi, invece, è necessario che una qualsiasi parte di testa, corpo (escluse le braccia) e piedi sia oltre il penultimo difendente per determinare una posizione irregolare.
Più gol e più attacco. Ma a quale prezzo?
L’obiettivo è chiaro: favorire il gioco offensivo, ridurre i fuorigioco millimetrici e aumentare lo spettacolo delle partite. Nell’era del VAR, infatti, è difficile negare che un gol annullato per mezza scarpa o una spalla risulti frustrante. Ma il dubbio nasce proprio qui: il fuorigioco, almeno per la sua componente geometrica, è sicuramente tra gli elementi più oggettivi e uniformi dell’intero regolamento calcistico. Una linea determina una posizione, che sia regolare o meno. Non esiste alcun contatto da interpretare per intensità e non bisogna valutare se un giocatore abbia accentuato una caduta. La posizione di fuorigioco è una delle poche situazioni nelle quali il calcio può stabilire un confine ben preciso. Chiaramente esistono elementi come la valutazione di un’interferenza con un avversario o la partecipazione attiva all’azione che conservano margini interpretativi, ma la sua componente primaria e fondamentale risulta quella geometrica e quindi misurabile.
In ogni caso, i risultati ottenuti finora dalla prima divisione canadese sono i seguenti: dopo 95 partite giocate, si viaggia ad una media di 3,05 gol a partita, sostanzialmente lo stesso valore delle 3,01 reti a partita della stagione 2025. Le conseguenze primarie, perciò, non sembrano impattare tanto il numero di gol segnati, quanto piuttosto il modo di attaccare e difendere (in particolare sui calci piazzati), dove gli attaccanti tendono a prendere una posizione molto più avanzata rispetto alla linea difensiva.
Prima di cambiare il fuorigioco, pensiamo a uniformare le decisioni.
Quante volte negli ultimi anni abbiamo accostato lo stile di arbitraggio “europeo” con quello “italiano” sottolineandone profonde differenze di interpretazioni e decisioni? Il metro di giudizio di una partita di Serie A raramente rispecchiava quello di un match di Champions League, in cui invece il gioco era molto più fluido e non veniva fischiato ogni singolo contatto. Per non parlare dell’uso del VAR, che in Italia era consigliato per qualsiasi episodio dubbio mentre in Europa solo in caso di “chiaro ed evidente errore”.
Sul fronte perdite di tempo sono state introdotte dall’IFAB nuove misure: cinque secondi per effettuare rimesse laterali e calci di rinvio in caso di ritardo deliberato, dieci secondi per uscire dal campo durante una sostituzione e un minuto fuori dal terreno di gioco per i calciatori che ricevono cure e per i subentranti, se il compagno sostituito supera i dieci secondi per uscire. E i primi segnali si sono visti, eccome. Tempo effettivo di gioco più alto, partite più spettacolari e nessuno 0-0. Si sta viaggiando sempre di più verso uno standard unico europeo, anche grazie alle direttive impartite dal nuovo corso arbitrale insediatosi quest’anno.
Il punto è proprio questo: prima di cambiare una delle regole più precise del calcio, forse si dovrebbe continuare a lavorare su ciò che davvero sottrae minuti al gioco. Il “Daylight Offside” merita assolutamente di essere testato e valutato. Se aumenterà le occasioni da gol e lo spettacolo delle partite, i dati parleranno per lui. Ma ad oggi, anche complici i primi risultati ottenuti, sembra esserci altro su cui lavorare.

