Sono da poco passate le 17:30 quando inizio a scrivere questo articolo, e l’adrenalina legata alla partita non si è ancora totalmente dissipata. Mi faccio un caffè e cerco di porre un limite alle letture emotive per vedere la situazione con distacco e coglierne gli aspetti positivi e negativi.
Alla vigilia del viaggio in Campania si era detto che, vista la china intrapresa nelle ultime settimane, era fondamentale tornare a muovere la classifica. Un pareggio può quindi essere accolto — se non con soddisfazione — con il sollievo di chi sa di aver schivato una botta emotiva e di classifica importante. La graduatoria, per l’appunto, ci vede a quota 6 punti in 7 giornate: una media al momento insufficiente per l’obiettivo salvezza. Con tante squadre staccate di appena un punto, la sensazione è che l’equilibrio della categoria possa alzare la quota salvezza ben oltre i fatidici 45 punti.
Sarebbe però miope parlare di un buon risultato. Come Gallo — ritratto nei post del Vicenza mentre siede in treno con una posa pensierosa che a me ha ricordato la cover di un album rap —, mi ritrovo qui con la faccia scura a pensare a quale soluzione possa tirarci fuori da questa situazione.

Mentre scrivo non ho ancora sentito la conferenza stampa, ma conosco abbastanza bene l’ambiente per sapere che si parlerà nuovamente di cattiveria agonistica, carattere e determinazione. Francamente lo trovo riduttivo. A preoccuparmi non è l’attenzione dei giocatori, che sono certo abbiano giocato con la stessa convinzione dell’anno scorso. Anzi, proprio questa convinzione mi porta a pensare che parlare oggi di “cattiveria” sposti lo sguardo dal vero problema.
La sensazione, che sono sicuro in molti avremo avuto nel primo tempo, è stata per me quella di assistere a un incontro tra una squadra determinata, con un’identità chiara, che sapeva perfettamente cosa fare con il pallone e come sfruttare i propri punti di forza, contro una squadra che non riusciva a esprimere le proprie qualità e nemmeno a leggere quei movimenti e quelle situazioni che via via sono diventate sempre più chiaramente sfruttate dal Benevento.
Sgombero subito il campo: questo non è un attacco al mister. Non sono nella posizione, sia per competenze sia per esperienza, di dire a un professionista come Gallo come fare il proprio lavoro.
Sono certo però che lo stesso dubbio che viene a me oggi fosse nella testa di Gallo in quella foto in treno, e lo sarà anche nel lungo ritorno da Benevento a Vicenza. È questo il modo migliore di sfruttare le capacità della rosa? È possibile e plausibile perseverare con lo stesso dettame tattico che non ha fornito stabilità nelle ultime giornate, lavorando esclusivamente su aspetti psicologici e di applicazione?
Per cercare una risposta sono tornato ad affidarmi ad aspetti numerabili del gioco e al confronto con la stagione scorsa. Se la disposizione tattica è infatti similare a quella dell’anno scorso, cosa ha reso questa squadra, che era l’emblema della solidità, la peggior difesa della categoria (in attesa di Samp-Arezzo)?
Partiamo dalla partita di oggi. Nel primo tempo, per esempio, il Benevento ha avuto un possesso palla del 69% tentando 336 passaggi contro i 144 del Lane. Un dato che, pur dopo un secondo tempo in cui il Vicenza era nella condizione di dover spingere, è rimasto pari al 59% con 485 passaggi tentati dal Benevento contro i 325 del Lane.
Seppur sia vero che il Vicenza nemmeno nella scorsa stagione fosse una squadra che cercava la fitta rete di passaggi per arrivare a creare pericolosità, quel Lane manteneva comunque il controllo del gioco con un possesso palla positivo. Soprattutto a balzare all’occhio è la percentuale di passaggi realizzati.
Ho preso a riferimento una partita in trasferta contro una squadra di prima fascia della scorsa stagione, Vicenza-Renate, in cui il Lane era ugualmente andato sotto: se in quell’occasione il Vicenza chiuse la partita con oltre il 60% di possesso, 527 passaggi tentati e una realizzazione pari a quasi l’83%, in questa partita il Vicenza ha concluso positivamente appena il 78% dei passaggi, mentre il Benevento ne ha effettuati correttamente l’85%.
Il tutto diventa ancora più significativo se si nota la quantità di ricezioni dei centrocampisti del Benevento liberi tra le linee e la difficoltà del Vicenza nel recuperare palla e tornare a impostare, tanto che sono ben 85 i palloni persi solo dalla linea difensiva del Vicenza contro i 100 persi dall’intera squadra giallorossa.
L’impressione è che questa squadra fatichi a difendere senza palla e che le manchi terribilmente un giocatore come Capello
Un ulteriore spunto arriva dal coinvolgimento delle punte del Vicenza rispetto a quelle del Benevento o rispetto alla situazione dell’anno scorso. Contro il Renate i tocchi dei 4 attaccanti schierati (Rauti, Stuckler, Alessio e Tonin) furono 113; oggi i 5 attaccanti scesi in campo hanno toccato palla in totale 56 volte.
Moncini in 66 minuti ha ricevuto palla 18 volte riuscendo a chiudere 10 degli 11 passaggi tentati (tutti all’indietro e solo 1 sulla trequarti avversaria), mentre Merkaj è riuscito a fare ancora peggio con 12 tocchi e appena 3 passaggi in 56 minuti. Salvemini, Okereke e Lamesta da soli hanno raccolto invece 131 tocchi con 77 passaggi riusciti, di cui 5 sono passaggi chiave.
L’impressione che ne derivo è quindi che questa squadra fatichi a difendere senza palla — cosa che non è mai stata abituata a fare nella scorsa stagione — e che le manchi terribilmente un giocatore come Capello, con il suo lavoro in verticale rispetto alla punta complementare e la sua capacità di essere un regista offensivo.
È paradossale, ma inizio a pensare che la difficoltà difensiva non nasca dal reparto arretrato o dal centrocampo in sé, ma dall’atteggiamento troppo prudente e timoroso della squadra, che non riesce e non è abituata a seguire i movimenti avversari e le rotazioni sempre più frequenti nel calcio di oggi. Okereke, Lamesta, Kuan e Siatounis con i loro continui cambi di posizione ne sono un esempio abbastanza chiaro nel primo tempo di oggi.
Mi chiedo allora se la soluzione non potrebbe passare da una composizione di squadra più votata al palleggio e meno all’attesa, in modo da valorizzare alcuni giocatori che anche oggi sono entrati bene in campo come Rauti e Valoti, oltre a un attaccante con maggiori capacità associative come Alessio (che oggi avrebbe potuto regalare i 3 punti al Lane), provando a servire con maggiore costanza Merkaj, che rappresenta l’investimento principale di un mercato che a fine anno dovrà essere rivalutato con attenzione alla luce dei risultati.
Quello che invece non credo il Vicenza possa permettersi è perseverare nella ricerca di un risultato differente agendo unicamente su aspetti psicologici e caratteriali, senza mettere mano a un impianto di gioco che ha avuto 7 giornate e tre mesi per dare frutti e che, a oggi, ancora non ha ripagato le aspettative del mister e dei tifosi.
Nel frattempo ci aspetta un’altra trasferta che, vista la classifica, ci vedrà costretti a fare punti e dimostrare che una solidità difensiva è possibile. A Gallo il compito di risolvere il rebus coniugando la ricerca di agonismo e attenzione a nuove soluzioni tattiche, cercando di mantenere sui binari corretti un treno la cui destinazione finale deve provare ad ogni costo a essere di nuovo la Serie B.
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