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Il Lane

Vicenza, il vivaio è una forza ma manca l’ultimo miglio

La vendita di Broggian è un successo economico, ma apre una questione più ampia. Il Lanerossi ha costruito una filiera giovanile competitiva e radicata nel territorio, ma manca una piattaforma adeguata per accompagnare i migliori al professionismo

Alessandro De Vito 9 min 16/10/2026


Il 28 agosto scorso si è chiusa ufficialmente la cessione a titolo definitivo di Ettore Broggian al Como 1907, con il passaggio del diciassettenne terzino della Primavera del LR Vicenza a una cifra intorno al milione di euro, bonus inclusi. Com’era prevedibile, l’operazione ha spaccato la piazza: da un lato c’è chi plaude a una trattativa che rappresenta la punta di diamante (anche economica) del lavoro recente sul vivaio; dall’altro chi vi legge una mancanza di ambizione e di prospettiva a lungo termine. 

Con un tocco di sano realismo, l’affaire Broggian rappresenta invece una cartina al tornasole per capire quali siano stati i traguardi raggiunti dall’impianto giovanile costruito in questi 8 anni di proprietà OTB, ma anche per individuare i miglioramenti non più rinviabili per coronare il sogno di una squadra a trazione vicentina: lanciare con continuità i migliori talenti in Prima Squadra o generare sane plusvalenze sul mercato. Questa operazione, come altre contestuali e precedenti, ha fatto emergere il paradosso di un LR Vicenza che produce talenti di primo livello, ma è privo della piattaforma competitiva (ad esempio, il campionato Primavera 1) per garantirne la maturazione definitiva.

Una macchina formativa che funziona (a metà)

All’indomani del fallimento del Vicenza Calcio, il nuovo LR Vicenza Virtus del patron Renzo Rosso ne ha integrato strutture e risorse con il modello Bassano Virtus, proseguendo nella visione di stampo aziendale di un settore giovanile come “Dipartimento Ricerca e Sviluppo” della Società.
La nomina di Michele Nicolin a Responsabile e di allenatori e collaboratori come Lorenzo Simeoni e Guido Belardinelli, che hanno vissuto personalmente la città e la società Vicenza, e una capillarità della rete di ricerca su tutta la provincia hanno dato una chiara impronta di identità, credibilità e fortissimo radicamento nel territorio a tutte le categorie dell’impianto giovanile. 

Oggi le selezioni del vivaio biancorosso sono realtà consolidate e riconosciute nei rispettivi campionati nazionali, ed è emblematica in tal senso la scorsa stagione, con tutte le selezioni dall’U13 all’U17 vincitrici dei rispettivi gironi. Pertanto, la filiera funziona, si sta dimostrando competitiva e pronta a sfornare prospetti interessanti e futuribili; il problema è da individuare nell’ultimo anello, una rampa di lancio verso il professionismo che, allo stato attuale, è ancora il “soffitto di vetro” di tutto il complesso giovanile.

Dispersione del talento – i casi emblematici

La parabola di Filippo Alessio è la cartina al tornasole dello stato e dei rischi della struttura formativa biancorossa. Il precoce esordio in B nel 2021, nel mezzo della disastrosa stagione biancorossa, ha messo in mostra fin da subito la stoffa del classe 2004 ma ha anche evidenziato un vicolo cieco: troppo inesperto per affidargli il peso dell’immediata (sic!) risalita in Serie C, già troppo dominante in Primavera 2 dove, con già 14 reti in 24 presenze, si sarebbe interfacciato con una competizione troppo sottoperformante per le sue qualità. La soluzione è stata la delega a terzi della sua formazione calcistica, con un tour tra Empoli e Roma nel campionato Primavera 1, prima del passaggio all’Atalanta U23. Un lungo pellegrinaggio da cui il Vicenza è rientrato in possesso del giocatore quasi per caso, principalmente per il mancato esercizio dei diritti di riscatto altrui, prima che l’audacia di Fabio Gallo lo trasformasse in un punto fermo della prima squadra. Certamente una scommessa vinta sul lungo termine, ma al prezzo di tre anni di rischio concreto di svendere un patrimonio a cifre inferiori rispetto all’attuale valore di mercato dell’ormai 22enne.

Se la storia di Alessio è a lieto fine, quella di Christian Corradi rappresenta uno dei più grandi what if della storia recente del Lane: ceduto all’Hellas Verona per 700mila euro dopo una stagione da comparsa (appena 336 minuti, quasi tutti spesi in Coppa Italia Serie C), Corradi ha impiegato una stagione e mezza in Primavera 1 per dimostrare il suo valore, prima di prendersi la titolarità nel Trento, squadra rivelazione della scorsa stagione di Serie C, la maglia azzurra al Mondiale U20 e, infine, il centro della difesa della Juventus Next Gen. La domanda, in questo caso, è quasi retorica: non sarebbe stato possibile valorizzarlo internamente se il Lane avesse potuto garantirgli un passaggio graduale e coerente verso la Prima Squadra?

Ancora più indicativo il caso attuale di Filippo Conzato. La “delega formativa” dell’italo-brasiliano classe 2007 al Torino Primavera è già al terzo anno e i numeri dell’inizio di questa stagione, 4 gol e 2 assist nelle prime 5 uscite, raccontano di un talento fisicamente e atleticamente pronto al salto tra i professionisti. Costretto a fare la spola tra Primavera 1 e Under 18, Conzato ha trovato a Torino il livello di competitività che il Vicenza (fermo all’accoppiata U17-Primavera 2), non poteva garantirgli. Il rinnovo estivo fino al 2029 garantisce al Vicenza una tutela economica, ma conferma l’andazzo di un club che sta diventando un eccellente incubatore senza una piattaforma in grado di catalizzare le qualità dei pezzi migliori.

Sarebbe però un errore considerare il LR Vicenza come una realtà incapace tout court di integrare i giovani di talento, come testimoniato da elementi come Pellizzari, Talarico e Vescovi; tuttavia, il fatto che per il primo e il secondo la consacrazione in prima squadra sia arrivata a 21 anni (età corrente di Vescovi del resto, ancora ai margini della rosa) conferma la tesi di un “buco” formativo tra i 18 e i 20 anni di età. Pressoché unica eccezione si può considerare Sandon, che ha beneficiato della necessità di ricostruzione post-retrocessione e di un punto di riferimento nel ruolo come Giuliano Laezza.

Strutture alternative: la gradualità del Cesena e l’integrazione complementare dell’Albinoleffe

Questo vuoto di maturazione può essere colmato con soluzioni efficienti e investimenti mirati; come testimoniano i casi di Cesena e Albinoleffe, le strade percorribili sono diverse, a seconda sia del contesto che degli obiettivi societari.

Il Cesena rappresenta un modello di maturazione graduale: infatti, il percorso verso la Prima Squadra bianconera è lineare, rigido e programmatico, con i ragazzi che completano interamente il proprio ciclo nel vivaio prima di affacciarsi tra i professionisti.
I fratelli Cristian e Stiven Shpendi, che hanno prima dominato il campionato giovanile trascinando il Cesena dalla Primavera 2 alla Primavera 1, soltanto a percorso ultimato hanno compiuto il salto tra i grandi, con una maturità tecnica e atletica tale da impattare in modo determinante in Serie C, senza stagioni “ponte” che ne avrebbero minato la continuità di minutaggio. 

Il maggiore spunto di riflessione riguarda l’approccio della Società romagnola, per cui la crescita del club e quella del serbatoio procedono di pari passo: l’ambizione (e successiva promozione) della Prima Squadra ha imposto come naturale conseguenza di alzare il livello della formazione giovanile, garantendo che il passaggio in Prima Squadra avvenga per gradi distinti e coerenti ma senza traumi d’impatto.
A beneficiare di questo percorso, che rigetta il concetto di “giovane aggregato alla Prima Squadra”, sono, tra gli altri, l’oggetto del desiderio estivo del Lane Matteo Francesconi e i giovani Bertaccini, Galvagno e Casadei.

L’AlbinoLeffe, invece, segue un modello basato sulla complementarietà. Nel nuovo impianto di Zanica (che meriterebbe trattazione a parte) il percorso tra settore giovanile e Prima Squadra non è rigido ma permeabile; se un talento è pronto, il club non ha timore di testarlo direttamente tra i professionisti, sfruttando le proprie tranquille ambizioni in Serie C come piattaforma di esperienza senza tensioni performative. I casi dei neo-nazionali Mohamed Ali Zoma e di Issa Doumbia testimoniano la capacità di trasformare precocemente il talento in impatti sul campo e sui bilanci, con plusvalenze vitali alla continuità economica. 

Lo step successivo fatto dai bergamaschi è stato l’investimento sulla Primavera (ora approdata in Primavera 1), vista non come una fase ermetica ma come uno step complementare e integrato alla Prima Squadra: avendo ridotto il gap tecnico tra i due campionati (Primavera 1 e Serie C), la giovanile d’élite serve da supporto aggiunto nel percorso di valorizzazione tra i grandi, permettendo una traiettoria più lineare senza perdere minutaggio e competitività. 

Non un protezionismo campanilistico, ma una visione strategica

L’obiettivo di un settore giovanile moderno come quello del LR Vicenza non può essere l’utopia romantica (o ideologica) di trattenere ogni talento a vita, salvandolo dalle big, ma costruire un modello di sviluppo sostenibile sul piano tecnico ed economico. 

Nemmeno lo strumento del prestito è da demonizzare a prescindere, perché il punto fondamentale non è se un ragazzo debba uscire o meno dal Club, ma con quali armi si presenta al primo impatto con il calcio professionistico. Mantenere la Primavera a un livello poco allenante significa mettere i diciottenni di fronte a un salto nel buio: inviati in prestito in Serie C senza la necessaria struttura fisica e mentale, i ragazzi rischiano di finire inghiottiti in girandole di prestiti in contesti potenzialmente nevrotici. Il risultato sono qualche manciata di minuti a partita, nessuna pazienza da parte di piazze e allenatori e un ruolo da mero riempitivo di rosa, con un’immediata svalutazione che costringe a ripetere il ciclo nel tentativo di rivitalizzarlo. I casi di giocatori come Cester, Lattanzio, Fantoni e Mogentale ne sono prova lampante.

Un palcoscenico come il Campionato Primavera 1 ribalterebbe i rapporti di forza. Misurarsi ogni settimana con l’élite del calcio giovanile costruisce calciatori già abituati alla pressione e ritmi più vicini a quelli da prima squadra; se a quel punto del percorso servisse una legittima tappa intermedia, il prestito diventa un’estensione naturale del percorso: il ragazzo va a fare il titolare, e il club protegge dieci anni di investimento della scuola calcio  biancorossa.

Una soluzione alternativa (o parallela) potrebbero rivelarsi degli accordi con altre Società militanti in Serie C e D che, in pianta stabile, garantissero minutaggio ai giovani biancorossi, rielaborando il concetto di “squadre B” tanto caro alla massima serie; in tal senso, al termine della scorsa stagione c’era stata un’apertura da parte del presidente dell’Arzignano Lino Chilese. Restando agli esempi già citati, il Cesena negli ultimi anni ha sviluppato una fitta rete di operazioni in prestito con il Forlì, società militante in Serie C, che accoglie regolarmente giocatori in uscita dalla formazione Primavera bianconera.

Ciò detto, premesso che l’incasso di plusvalenze è una componente necessaria e inevitabile dell’economia calcistica moderna, c’è un confine sottile tra il posizionarsi come un club formatore e il trasformarsi in un mero incubatore al “servizio” delle rose altrui, che raccoglieranno il frutto di anni di formazione in cambio di un compenso che, per quanto allettante, non sarà paragonabile alle reali potenzialità del ragazzo; se l’ambizione della proprietà OTB è quella di riportare stabilmente il Lane nel calcio che conta, la prassi non può rimanere la scelta quasi obbligata tra l’incasso immediato e la delega ad altri della maturazione dei propri ragazzi. 

L’eccezione come volano del sistema

La vicenda di Ettore Broggian dimostra come il territorio vicentino sia fertile di talento, e che la struttura predisposta da Michele Nicolin e dai suoi collaboratori sia adatta a trovare e coltivare questo talento, confermandosi una realtà credibile e affidabile; la remuneratività dell’operazione non deve però ingannare: un buon profitto è una “vittoria di Pirro” se risponde solo alla necessità di cedere prima che il valore del ragazzo si disperda.

Una rondine non fa Primavera, e una singola cessione record non fa un sistema virtuoso: trasformare il settore giovanile nel vero motore economico e tecnico del club richiede il coraggio di colmare l’ultimo miglio; che si tratti della conquista della promozione nel campionato Primavera 1 o di una rete strutturata di partnership in terza serie, il vivaio del LR Vicenza ha bisogno di un ponte solido verso il professionismo, che consenta sia alle giovani promesse vicentine che al Club di diventare padroni consapevoli del proprio destino.

Firma di Linea Lane Mag

Alessandro De Vito